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sabato 2 marzo 2013

Beppe #Grillo presidente del Consiglio? Sì e in fretta


Beppe Grillo presidente del Consiglio? Sì e in fretta
Fonte: " lindipendenza.com "
di GIANLUCA MARCHI Chi è stato il vincitore indiscusso delle recenti elezioni politiche? No, non sono impazzito da dovermelo chiedere a cinque giorni di distanza dall'esito delle urne. La mia è solo una domanda retorica utile a inquadrare lo stato confusionale in cui versano i partiti tradizionali dopo quello che è successo il 24 e 25 febbraio. Grillo e il suo Movimento 5 Stelle hanno sbaragliato il campo alla prima prova in cui si sono cimentati nelle elezioni politiche (ripeto, prima prova elettorale), e nelle conventicole dei partiti ci sono ancora quelli che stanno a fare calcoli ridicoli: siamo arrivati primi ma non abbiamo vinto, siamo arrivati secondi ma non abbiamo perso e via di queste amenità. E nessuno sa bene come venire a capo del problema governabilità. Ha vinto Grillo? Sì, e allora si dia l'incarico al "capo politico" del M5S (così si è definito lui stesso martedì scorso quando ha annunciato al volgo che sarebbe salito in prima persona al Colle per le consultazioni con Napolitano) di formare il nuovo governo. La spallata di novità è andata oltre le attese di gran parte dei politici e degli osservatori (spesso a posteriori) e dunque si cavalchi questa novità e si mettano alla prova i grillini, le loro idee, i loro programmi. E non ci si aggrappi pateticamente, come fa l'attuale dirigenza del Pd, alle alchimie del detestato "porcellum" per rivendicare una primazia politica che non esiste più. Una dirigenza, quella de democrats, che ha subito una clamorosa sconfitta, altro che balle, una debàcle se non numerica di sicuro politica. E questi perdenti, con tutto il codazzo del vecchio apparatcik, vorrebbero ora mettere le mani sul governo per fare che cosa, ciò che non hanno voluto fare in anni di compartecipazione alla guida del Paese? Ma non prendiamoci in giro... Il vecchiume ex comunista si è rinserrato intorno a Bersani per ricacciare a Firenze la meteora Renzi, che avrebbe invece sconvolto l'intero panorama politico nazionale (e probabilmente anche limitato il successo grillino), nella convinzione che non poteva perdere l'occasione di mettere le mani sull'Italia. Quella pia illusione è durata lo spazio di un mattino e adesso vorrebbe, il vecchiume, ottenere lo stesso risultato nonostante la sconfitta: un'assurdità. E anche una "grande coalizione" rissosa e sfibrata non sarebbe altro che il tentativo del passato di resistere. Non parliamo poi dello "scouting", termine moderno per nascondere una miserrima compra di un manipolo di parlamentari pentastellati. Come dice un signore di un certo peso nell'economia italica, Leonardo Del Vecchio, uno che finora non s'era mai espresso così chiaramente in termini politici, perché non dare questa chanche a Grillo e ai suoi. Se i vecchi partiti, ormai screditati e sputtanati, fossero furbi cavalcherebbero l'onda, a una condizione però: quella di rigenerarsi e rinnovarsi profondamente, a cominciare dalle facce da mettere in campo a breve. E se un governo pentastellato dovesse riuscire a fare quelle riforme in cui essi hanno sistematicamente fallito, anzi hanno voluto fallire, a cominciare dalla drastica riduzione dei costi della politica e da una vera ridiscussione del modo di stare in Europa e nell'Euro, anche i vecchi partiti ne potrebbero "succhiare" l'energia positiva destinata a sprigionarsi. Se invece il politico genevose (perché così bisognerebbe cominciare a chiamarlo) e i suoi ragazzi dovessero fallire perché impreparati a mettere le mani nella complessa macchina statale, le forze politiche tradizionali si relegittimerebbero a guidare il Paese, purché capaci di mandare in pensione Bersani, Berlusconi e l'intero loro codazzo....

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