E’ sceso il gelo e si sono guardati tra loro quando il Presidente della Regione, Rosario Crocetta, senza usare toni apocalittici – quasi un sussurro – ha detto che la legislatura avrebbe potuto concludersi con largo anticipo. “Sono single, posso andarmene quando voglio, mi dimetto e…”.
La Conferenza dei capigruppo, che si è svolta la settimana scorsa,
non ha vissuto veri momenti di tensione, ma non è andata certo liscia
come l’olio, tutt’altro. La questione province infiamma gli animi e
provoca frustrazioni (difficile sostenere apertamente lo statu quo).
Quando ha sentito che le cose che non andavano per il loro verso, il
governatore ha reagito. Non aveva digerito le critiche alle sue proposte
e non era certo ben disposto verso coloro che le avevano formulate.
In particolare aveva ricevuto la bordata di Gianpiero D’Alia
– il disegno di legge sulle province considerato una burla – e quella,
più lontana nel tempo (una specie di messaggio prima della partenza per
le vacanze) di Beppe Lupo, che lo accusava di avere danneggiato il
Partito democratico con il suo Megafono.
Clima pesante, dunque, compromesso da eventi “esterni”.
L’avviso “di sfratto”, appena
sussurrato, niente più che uno sfogo momentaneo, ha colto tutti di
sprovvista e lasciato il segno dal momento dando la stura a varie
congetture, perfino all’ipotesi duna volontà del governatore di lasciare
baracche e burattini prima possibile a causa dell’ingovernabilità della
Sicilia. Illazioni, naturalmente, ma l’avvertimento resta tale, a
prescindere dalle interpretazioni che ad esso vengono date e dalle
stesse motivazioni che l’hanno suggerito.
Non è stato uno scatto umorale.
Il governo è stato costretto ad una marcia indietro. Aveva preparato un
testo tranchant, sul quale erano piovute le critiche, a parte
l’entusiastica approvazione del Movimento 5 Stelle. Il testo del disegno
di legge è stato a causa di ciò “snellito”, per usare un eufemismo, e
trasformato ad una dichiarazione di principio ed una volontà ad abolire
le province entro sei mesi.
La decisione impegnativa riguarda il commissariamento delle amministrazioni provinciali
e il rinvio delle consultazioni. Resta tutta da vedere, però, la
partita della soppressione: spariranno gli apparati? Si tornerà a
votare? Quali competenze e funzioni verranno trasferite dalla Regione ai
consorzi di comuni? Basteranno sei mesi per esaminare ed approvare una
iniziativa legislativa?
Il fronte dei contras è ampio e molto solido.
Ci sono 350 uscenti – consiglieri, assessori, presidenti delle
amministrazioni provinciali – che nei partiti di appartenenza
esercitano una legittima influenza. E c’è un centrodestra che in Sicilia
si è schierato, in modo compatto, sempre dall’altra parte della
barricata. Ci sono infine precedenti – bocciature in Aula – che non
fanno presagire nulla di buono, specie se si adotta il voto segreto.
Per rasserenare il clima, comunque, Crocetta avrebbe intenzione di nominare commissari tutti i Presidenti delle province uscenti, in maniera da cancellare il sospetto di un taglio dei “poteri” .
La prossima conferenza dei capigruppo,
prevista per martedì prossimo, è un test sulle reali volontà dell’Aula e
sulla “tenuta” del Presidente della Regione, che alla sua rivoluzione
vuole tenere fede, costi quel che costi.
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