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mercoledì 6 marzo 2013

L’ideologia grillina? Sotto il vestito niente



Fonte: " lindipendenza.com "
di ROMANO BRACALINI La coincidenza di date, ancorchè puramente casuale, ha sempre avuto una sua simbolica suggestione, che nel caso specifico si accorda anche su ciò che penso del movimento di Grillo. Dunque, il prossimo 23 marzo, per obbligo di cartellone, il Movimento Cinque Stelle darà vita a una manifestazione No Tav. In un altro inizio di primavera, il 23 marzo 1919, Mussolini fonda in piazza San Sepolcro a Milano i fasci di combattimento. Perchè, a parte quel medesimo fatale 23 marzo, ho voluto fare questo accostamento? Ma perché i movimenti antistato si somigliano tutti, si presentano sempre come portatori di una nuova etica, ammantata di furore rivoluzionario, con la missione storica di spazzare il vecchio mondo corrotto. Il linguaggio di Grillo non ha nulla di politico che ne riveli testi di riferimento, non cita mai personaggi di rilievo, gli sfuggono i passaggi storici che hanno cambiato il mondo; il suo linguaggio è semplice, violento, barricadiero, più da cabaret che da patibolo, più divertimento che ghigliottina, più Masaniello che Robespierre. Grillo ripete gli stereotipi del linguaggio western e dei suoi eroi. ”Arrendetevi, siete circondati”. Bersani è un morto che cammina. Roba vecchia,già ripetuta da personaggi più colti e raffinati. Nemmeno l’antiparlamentarismo di Grillo è una novità. Il fascismo, con ben altro bagaglio, si prefiggeva il medesimo scopo di chiudere il Parlamento, come poi fece, per dar vita alla Camera dei fasci e delle corporazioni che ratificava le decisioni già prese dal capo. D’Annunzio, che fornì parecchi argomenti al protofascismo, consigliava di buttare un pitale sul Parlamento; cosa che non fece mai perché il gesto presupponeva un minimo di rischio e di ardimento. Ora non dico che Grillo sia un fascista in potenza, perché anche per essere fascista occorre avere qualche idea. Ho voluto seguire le metamorfosi oratorie del duo Grillo-Casaleggio, il para-guro del movimento, dalla vittoria del 24-25 febbraio a oggi; e nell’attenuazione dei toni e dei furori m’è parso di ravvisare una crescente preoccupazione, una incertezza di fondo. Mussolini, benchè autodidatta, aveva letto Nietzsche e Sorel, approvando l’apologo dell’uomo superiore e le finalità sociali e collettive dello stato etico di Hegel. Finchè il fascismo rimase un becero movimento, la stampa della grande borghesia — il Corriere, La Stampa -, irrise al futuro duce; i fascisti non erano che incolti tagliagole che bruciavano i libri in piazza (anche perché non li leggevano) e davano l’assalto alle sedi di partito. Ma quando il re, cogliendo gli umori del Paese, chiamò al potere Mussolini, quegli stessi giornali che l’avevano deriso e condannato ne vantarono la prodigiosa energia, la coerenza morale e la lungimiranza politica. Egli rappresentava la nuova era che archiviava un passato di umiliazioni e di nequizie. Ma almeno Mussolini mescolava in una formula inedita socialismo e nazionalismo di nuovo conio che già aveva manifestato nel 1914 allorchè sul Popolo d’Italia, fondato con l’oro francese, inaugurò la sua campagna a favore dell’intervento. I vecchi compagni lo espulsero dal partito socialista ed egli uscendo dalla Camera gridò melodrammaticamente rivolto a loro: ”Voi mi odiate perché mi amate ancora”; e sul mito della “vittoria mutilata” (frase inventata da D’Annunzio) costruì gran parte della sua fortuna politica. L’Italia, lo abbiamo già detto, è un paese senza memoria; il passato ci perseguita e ci ossessiona, ci pare sempre meglio del presente. Così nessuna meraviglia che la capogruppo grillina alla Camera, Roberta Lombardi, mi pare si chiami, abbia elogiato il fascismo, scrivendo sul suo blog che prima della sua degenerazione aveva “un alto senso dello Stato”. Ha confessato di essersi informata su Casapound, che è come se uno per informarsi sul comunismo leggesse i testi della Ghepeu. Una dittatura, per quanto italiana, ha sempre il senso dello stato in quanto è essa stessa stato, e come tale si contrappone ai diritti e alle libertà del cittadino che il fascismo conculcò a partire dalle leggi speciali del 1925. L’uscita della Lombardi, oltre che priva di senso e di attualità, rivela la confusione di idee che è alla base dell’ideologia velleitaria del grillismo. Il fascismo ebbe il filosofo Giovanni Gentile come ideologo; Grillo ha Gianroberto Casaleggio, un perito informatico, con l’aria di vecchia zia, che probabilmente non ha mai letto un libro di filosofia, e nel suo blog, che ha affascinato Grillo, rimasto alla cultura del pallottoliere, ha scritto frasi come questa: ”L’Uomo è Dio, è ovunque e dovunque: questo è il nuovo mondo di Prometeus...”. Profetizzando per il 2050 una nuova rivoluzione planetaria in cui i reggitori del mondo saranno eletti via Internet. Non vi saranno più nazioni singole ma un solo grande popolo felice. In comune Mussolini e Casaleggio una cosa ce l’hanno. Il primo andò a Roma in vagone letto, il secondo col Freccia Rossa benchè gli faccia schifo la TAV. Nella gita collegiale a Roma, i parlamentari grillini, che hanno l’obbligo della consegna, sembravano gli squadristi diventati rispettabili; Mussolini avrebbe indossato il tight e le ghette per la visita al Quirinale. I grillini, che non vogliono essere chiamati onorevoli, hanno detto solo che vogliono rimettere in sesto “la nostra amata Italia”. Cominciano a imparare l’uso delle posate e ad alzare il mignolo all’ora del the. Tutto come previsto. A Roma la rivoluzione non si vede....

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