Fonte: " 19luglio1992.com "
di Giorgio Bongiovanni e Aaron Pettinari - 22 marzo 2013 Azione disciplinare contro Di Matteo e Messineo a due mesi dall'inizio del processo Trattativa Quanta paura fa il processo sulla Trattativa Stato-mafia? Una domanda che appare legittima visti i continui attacchi subiti da chi a quell'inchiesta ha lavorato per anni. Nel giro di poche settimane sia Antonio Ingroia, oggi magistrato in aspettativa e leader di Rivoluzione Civile, che Antonino Di Matteo, pm titolare dell'inchiesta, hanno ricevuto gli avvisi di un procedimento disciplinare nei loro confronti. E lo stesso è stato consegnato al procuratore di Palermo, Francesco Messineo. Le motivazioni, guarda caso, sono in qualche modo legate a quelle famigerate intercettazioni tra l'ex ministro degli Interni, Nicola Mancino, ed il Capo dello Stato Napolitano, non ancora distrutte solo grazie al "disperato tentativo" di Massimo Ciancimino (imputato al processo sulla trattativa) che ha presentato ricorso in Cassazione per far sì che venga rispettato il diritto di difesa (la valutazione nel merito si celebrerà il 18 aprile ndr). Il primo attacco si è avuto il mese scorso con il pg della Cassazione Giancarlo Ciani, che ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti di Ingroia per aver "vilipeso" la Corte Costituzionale con alcuni suoi commenti relativi alla sentenza sul conflitto di attribuzione sollevato da Napolitano. A questa si è aggiunta la notizia dell'integrazione richiesta dal ministro della Giustizia Paola Severino che, ad un anno di distanza, contesta all'ex pm di aver "leso l'immagine della magistratura" per aver commentato l'annullamento con rinvio della condanna a Marcello dell'Utri a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Ieri la nuova azione nei confronti di Nino Di Matteo e Messineo con motivazioni che appaiono pretestuose e volte proprio a screditare l'operato della Procura palermitana. ...
di Giorgio Bongiovanni e Aaron Pettinari - 22 marzo 2013 Azione disciplinare contro Di Matteo e Messineo a due mesi dall'inizio del processo Trattativa Quanta paura fa il processo sulla Trattativa Stato-mafia? Una domanda che appare legittima visti i continui attacchi subiti da chi a quell'inchiesta ha lavorato per anni. Nel giro di poche settimane sia Antonio Ingroia, oggi magistrato in aspettativa e leader di Rivoluzione Civile, che Antonino Di Matteo, pm titolare dell'inchiesta, hanno ricevuto gli avvisi di un procedimento disciplinare nei loro confronti. E lo stesso è stato consegnato al procuratore di Palermo, Francesco Messineo. Le motivazioni, guarda caso, sono in qualche modo legate a quelle famigerate intercettazioni tra l'ex ministro degli Interni, Nicola Mancino, ed il Capo dello Stato Napolitano, non ancora distrutte solo grazie al "disperato tentativo" di Massimo Ciancimino (imputato al processo sulla trattativa) che ha presentato ricorso in Cassazione per far sì che venga rispettato il diritto di difesa (la valutazione nel merito si celebrerà il 18 aprile ndr). Il primo attacco si è avuto il mese scorso con il pg della Cassazione Giancarlo Ciani, che ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti di Ingroia per aver "vilipeso" la Corte Costituzionale con alcuni suoi commenti relativi alla sentenza sul conflitto di attribuzione sollevato da Napolitano. A questa si è aggiunta la notizia dell'integrazione richiesta dal ministro della Giustizia Paola Severino che, ad un anno di distanza, contesta all'ex pm di aver "leso l'immagine della magistratura" per aver commentato l'annullamento con rinvio della condanna a Marcello dell'Utri a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Ieri la nuova azione nei confronti di Nino Di Matteo e Messineo con motivazioni che appaiono pretestuose e volte proprio a screditare l'operato della Procura palermitana. ...
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