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mercoledì 3 aprile 2013

#M5S: Se la toppa è peggiore del buco.


M5S: Se la toppa è peggiore del buco.
Fonte: " mentecritica.net "
L'orto della politica italiana sta producendo i ridicoli frutti che sono sotto gli occhi di tutti, né di più, né di meno. Razzi e Scilipoti non solo sono stati riproposti da chi gli doveva un favore, ma anche puntualmente rieletti da chi avrebbe potuto e dovuto rispondere picche; tanto per mettere in imbarazzo chi proclama che il Popolo ha sempre ragione. Monti, alla prova dei fatti, s'è rivelato privo di visione politica, finendo accartocciato su se stesso e pronto per il cestino. Bersani ha speso il suo tempo a inseguire metafore e identità perdute, mentre avrebbe fatto meglio a formulare programmi concreti, oltre che a stringere alleanze utili per realizzarli. Berlusconi l'unica cosa che sa fare, da che è al mondo, è perseguire indefessamente il suo proprio particulare, circondandosi di vassalli e di valvassori disposti ad assecondarne ogni desiderio, anche il più ridicolo e abietto, pur di garantirsi un posto alla tavola imbandita. I komunisti inseguono il loro sogno incuranti delle sentenze del tempo, come se i progetti politici non fossero legati al contesto e non avessero anch'essi una data di scadenza, come lo yogurt. Davanti a uno sbrego del genere come si fa a dire che non servirebbe una toppa? Servirebbe, eccome. Ma c'è toppa e toppa. E ce n'è persino di peggiori del buco. Chi ha un cancro e si affida a Bepistrolego, non solo non guarisce, ma aggrava la propria situazione, lasciando procedere il male senza curarlo. Gli Italiani, ahi loro, sono stati chiamati a scegliere tra partiti tutti guidati da uomini poco credibili, un partito addirittura guidato da un comico. Il comico ha raccolto 8,5 milioni di voti, poco meno di quanti ne hanno persi, rispetto alle precedenti elezioni, i due partiti maggiori: 3,5 milioni il PD, 6 milioni il PdL. Dunque la gran parte dei voti del M5S non può venire che da qui, dai delusi di PD e PdL messi insieme. Dato che il partito degli astenuti non ha perso ma acquisito consensi, passando da 9 a 11,5 milioni di non voti, diventando di fatto, largamente, il primo partito italiano. Naturalmente tra chi ha votato Grillo ci sono anche gli entusiasti della prima ora, quelli che credono alla Democrazia Diretta, da esercitarsi con un tweet, una testa un voto. E tuttavia, confrontando i numeri del voto finale con la modestissima partecipazione che ebbero le parlamentarie del Movimento, non possono essere che una modesta minoranza, ancorché loquace e battagliera. Soprattutto non rappresentano alcun interesse strutturato, ma solo l'eterna aspirazione a un mondo migliore. Se quest'impressione corrisponde al vero le fortune del movimento non potranno avere che vita breve, se non brevissima: come possono stare assieme aspettative tanto diverse ed eterogenee? quelle di chi è rimasto deluso da Bersani, con quelle di chi è rimasto deluso da Berlusconi, con quelle di chi sogna l'avvento del regno dei cieli? Seconda constatazione. Grillo a un mese dal voto si trova nella scomoda posizione di chi ha raccolto troppi voti per poter dire che sono pochi per fare qualcosa, senza tuttavia godere di un qualche potere che gli consenta, per esempio, di vendere due reti RAI come previsto, o distribuire l'assegno di disoccupazione a partire da domani mattina. Quanto saranno disposti ad aspettare i suoi supporter? Nel dare una risposta va considerata l'inaffidabilità del popolo dei delusi, il grosso della truppa, che è nient'altro che un popolo di illusi andati a male, la cagliata di un bovarismo di massa destinato a sopravvivere al proprio maieuta. Già oggi c'è chi mugugna. C'è infine la ragione principale per cui non potrà essere Rivoluzione, ma tuttalpiù tumulto. Se bastasse il malpancismo per fare la Rivoluzione, la Storia ne sarebbe piena. Non è così. Gli anarchici non hanno mai fatto la rivoluzione, l'hanno solo sognata. Per tagliare la testa al re bisogna avere dei buoni motivi, ma soprattutto la forza per farlo. Continuo a pensare che Marx avesse ragione quando diceva che la Rivoluzione nasce se e quando le spinte di una nuova condizione macroeconomica riescono a spaccare la sovrastruttura che rispecchia un equilibrio sociale che non esiste più. La Rivoluzione si fa quando e se ci sono in ballo le forze che consentono di farla. È uno sconvolgimento prodotto da interessi forti e strutturati, espressi da una classe politica in grado di farsene interprete. Qui e ora non vedo né gli uni, né l'altra. La Petition of Rights sta al Programma del M5S, come Cromwell sta a Grillo. Potrà non piacere, ma i termini di paragone sono questi. ...

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