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lunedì 11 febbraio 2013

Ma la pianti o no di smacchiare giaguari?


Ma la pianti o no di smacchiare giaguari?
Fonte: " byoblu.com "
di Valerio Valentini Leggenda vuole che Berlusconi sia imbattibile in campagna elettorale: gioca sporco, mentendo e smentendo senza remora alcuna, sparando panzane pazzesche e facendo proposte irrealizzabili. Così i suoi avversari sono costretti ogni volta a rincorrerlo, cercando di dimostrare l'infondatezza delle sue teorie. Ma è mai possibile che i suoi avversari — e in particolar modo il PD — non trovino altra strategia che quella di attendere la frottola berlusconiana del giorno per poi giocare di rimessa? Possibile che si rassegnino al fatto che a dettare l'agenda quotidiana della campagna elettorale sia solo e soltanto Berlusconi? Prendiamo uno degli ultimi esempi: il condono. Dopo aver promesso quello tombale, il Caimano ha rilanciato ancora, aggiungendo anche quello fiscale. Così... ad abundantiam! Manco fosse un'offerta sul listino del supermercato. Eppure proprio sul tema dell'abusivismo edilizio e del consumo del suolo il PD poteva giocarsi una carta importantissima per lanciare un segnale forte al suo elettorato, dichiarando apertamente da che parte sta (ammesso che, effettivamente, stia proprio da quella parte): cioè non solo da quella della legalità, ma anche da quella della tutela ambientale e della salvaguardia della vite umane. Il 5 febbraio scorso, infatti, l'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) ha presentato a Roma i risultati di un suo studio. Risultati agghiaccianti: dal 1956 a oggi, il cemento si è mangiato ininterrottamente 8 metri quadrati di Italia al secondo. Significa, come hanno esemplificato i tecnici dell'ISPRA, che ogni anno è stata cementificata una superficie pari a quella dei comuni di Milano e Firenze messi insieme. Ogni anno. E questa è la media: ma se si analizza la progressiva crescita del fenomeno nel corso degli anni si rimane ancor più sconcertati: se nel 1956 il consumo del suolo era di circa 8mila Km2, nel 2010 si è arrivati a oltre 20mila Km2. Si è passati dal 2,8% dell'intero territorio nazionale al 6,9%. E si tratta di un aumento che non è giustificabile alla luce dell'incremento demografico. Il suolo cementificato pro-capite è infatti raddoppiato: da 170 a 343 metri quadrati per cittadino.(Qui le tabelle riassuntive) Nel corso del convegno organizzato dall'ISPRA è stato poi analizzato un rapporto della Commissione Europea, e sono stati presentati, per la prima volta in Italia, i dati di un altro studio commissionato da Bruxelles. Si è offerta così una visione continentale sull'argomento, da cui si evince che l'Italia ha una superficie di suolo consumata superiore alla media europea: 2,8% contro 2,3% (va detto che la Commissione Europea ha utilizzato altri parametri, calcolando la superficie "sealed", cioè impermeabilizzata, e che i dati si riferiscono al 2006). Anche per quanto concerne la "superficie artificiale", l'Italia è sopra la media: 5% contro 4,4%. E un dato che viene ribadito anche nel rapporto europeo è la sproporzione abissale tra la crescita (registrata dal 1960 al 2000) della superficie artificiale (300%) in rapporto alla crescita demografica (3,6%). A Bruxelles hanno anche giudicato lo stadio attuale delle politiche che ogni nazione ha messo in campo per trovare una soluzione al problema: mentre Germania, Olanda, Regno Unito, Belgio, Danimarca, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Slovenia e Svezia hanno "attuato numerose misure", a noi viene assegnato un cartellino meno lusinghiero, come del resto anche a Francia e Spagna: abbiamo cioè solo avviato "misure iniziali" (qui la tabella completa, a p. 17). Nel capitolo a noi specificamente riservato (qui a p. 95) si lancia anche un altro allarme: "le regioni del nord e quelle costiere sono affette in maniera significativa dall'impermeabilizzazione del suolo e dalla crescita incontrollata delle città". I risultati del rapporto ISPRA hanno trovato ampio spazio sui quotidiani nazionali. Ne ha parlato addirittura Salvatore Settis sulla prima pagina di Repubblica dell'8 febbraio (attenzione: il confronto Italia/Europa fatto da Settis nell'articolo non tiene però conto dei diversi parametri utilizzati nei due studi). Non si può dire, dunque, che l'occasione di affrontare l'argomento non ci fosse. E neppure si può dire che la tematica non si prestasse al clima da campagna elettorale. Al di là dell'aspetto legale ed ecologico, infatti, la tutela del suolo è, anche e soprattutto, una questione economica. Ne scrissi esattamente un anno fa: ogni anno in Italia oltre 3 miliardi di euro vengono spese per finanziare le "emergenze", a fronte di 250 milioni per la prevenzione. Ma "per ogni milione speso per prevenire, ne abbiamo spesi 10 per riparare i danni della mancata prevenzione". Bersani può evidentemente non leggere byoblu, ma difficilmente non legge Repubblica. E infatti proprio nell'articolo sopracitato, Settis scriveva: "Interrompere queste pratiche stolte, si sente ripetere, è impossibile perché vanno protette la manodopera e le imprese. Non è vero. Di lavoro per imprese e operai ve ne sarebbe di più e non di meno se solo si decidesse di dare priorità assoluta alla messa in sicurezza del territorio [...]". Tutto questo Settis lo scriveva sul quotidiano uscito nelle edicole all'alba dell'8 febbraio. Quand'è che Berlusconi ha promesso il condono edilizio, oltre a quello tombale? A Leader, di Lucia Annunziata, cioè la sera dell'8 febbraio. Bersani e soci avrebbero avuto tutto il tempo di sfogliare Repubblica, leggere, rileggere, rileggere ancora, capire cosa c'era scritto e poi, forti del sostegno di un intellettuale che qualunque sinistra al mondo proporrebbe come ministro dell'Istruzione o dei Beni Culturali, lanciare la loro proposta: piano nazionale di messa in sicurezza del territorio e di recupero degli immobili, nuove possibilità di posti di lavoro, enorme risparmio e maggior tutela dell'incolumità delle persone (ogni mese 5 persone muoiono in Italia per frane e alluvioni, senza contare i terremoti). Invece Bersani ha taciuto tutto il giorno, aspettando che fosse Berlusconi, alle 10 di sera, a lanciare la proposta del condono edilizio. Proposta aberrante, ma efficace in termini elettorali: al mago di Arcore nulla frega del nostro paesaggio, ma a bene che in Italia circa 6 milioni di Italiani (fonte WWF, p. 25) vivono in aree urbane abusive. Promettere una sanatoria garantisce al PDL una marea di voti. E qual è, invece, la strategia di Bersani? A Piazza Pulita, il 4 febbraio, disse "mai più condoni", vero. Ma poi aggiunse: "perché è ora che paghino un po' tutti". Abolire i condoni, secondo Bersani, è utile "a far pagare meno chi sta pagando tutto". Ma non ha senso: non si rifiuta un condono per un motivo di equità fiscale. Anzi, è proprio il ritornello dei berlusconiani dire "il condono porta tanti soldi nelle casse dello Stato". E infatti la proposta di Bersani non ha attirato molto l'attenzione di media e di elettori. Perché? Perché una proposta che abbia qualche possibilità di bucare lo schermo dev'essere alternativamente o pura fantascienza, come quelle di Berlusconi, oppure concreta, ben strutturata e allettante (come ci si aspetterebbe da chi vorrebbe vincere le elezioni). Ma non spiegateglielo a Bersani. Lui si diverte così tanto a smacchiare i giaguari, che sembra brutto distoglierlo dai suoi trastulli. ...

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